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Data sharing e assicurazioni: come usare i dati nel modo giusto?

Data sharing e assicurazioni: come usare i dati nel modo giusto?

Nel settore assicurativo, investire sui dati – incluse le attività di data sharing – permette di tagliare alcune categorie di costo grazie a una migliore attività di gestione del rischio e di aprirsi a nuove fonti di guadagno tramite un’offerta personalizzata. Quando si condividono dati con altri settori o con i clienti finali occorre, però, conoscere e applicare le norme necessarie relative alla privacy e alla sicurezza, per trarre il massimo del vantaggio evitando di incorrere in sanzioni.

Di seguito, esploriamo alcune best practice particolarmente utili per i CIO che operano nei Financial Services, al fine di sfruttare al meglio il potenziale offerto dal data sharing.

 

Il data sharing al centro delle assicurazioni innovative

I vantaggi dell’innovazione data-driven nell’industria delle assicurazioni sono stati portati alla luce dallo studio di Capgemini Research Institute pubblicato nel 2022 col titolo “The data-powered insurer: Unlocking the data premium at speed and scale”. A livello globale, indica il report, il 40% delle compagnie assicurative utilizza i dati per accedere a nuovi mercati, mentre il 43% ha modernizzato e potenziato i propri algoritmi per la gestione del rischio.

Nel report si legge che le compagnie assicurative che dispongono di fonti di dati non tradizionali e in tempo reale – come quelli provenienti da dispositivi telematici, indossabili e dai social media – riescono a soddisfare meglio le aspettative dei clienti con consulenze personalizzate e tariffe dinamiche. Non solo: restano competitive rispetto alle InsurTech che fondano il loro successo proprio su dati e insight personalizzati.

Stando, poi, a una ricerca di Insurance Data Master, oltre il 90% delle assicurazioni (ritenute virtuose per l’uso dei dati) ha riportato premi più alti, una migliore combined ratio e risultati più elevati in termini di Net Promoter Score rispetto alla metà dei concorrenti.

Le società che sono più avanzate nell’uso dei dati presentano tre differenze fondamentali rispetto alle altre: il 92% dispone di una governance centralizzata o di un organismo facilitatore, il 62% collabora con le InsurTech e il 97% ha creato API (application programming interfaces) aperte che consentono alle terze parti di accedere ai loro dati. Il Data Sharing risulta per queste assicurazioni una prassi vitale.

 

I 3 vantaggi del data sharing

I vantaggi fondamentali che le compagnie assicurative possono ricavare da attività di data sharing sono fondamentalmente 3:

  • Miglioramento della capacità d valutazione del rischio. La condivisione dei dati tra diverse fonti, come i fornitori di servizi sanitari, permette di stimare più accuratamente il rischio associato ad un determinato cliente o polizza. Per esempio, i dati sullo stile di vita, i fattori di rischio medici o le abitudini di guida possono essere utilizzati per valutare il rischio di malattie o incidenti.
  • Capacità di offrire prodotti personalizzati. Grazie ai dati ottenuti da più fonti si possono creare polizze “su misura” per i clienti che coprono esattamente i rischi a cui sono esposti, evitando il sovrapprezzo o la sottostima di alcune situazioni. Una compagnia assicurativa potrebbe utilizzare i dati sui comportamenti di guida per offrire tariffe personalizzate ai guidatori più prudenti o coperture aggiuntive per i clienti con particolari condizioni di salute.
  • Il data sharing è anche un alleato nella prevenzione delle frodi assicurative, consentendo alle compagnie di identificare i reclami sospetti o le attività fraudolente.  

 

Come usare il data sharing nel modo giusto: 4 punti chiave

È importante che il data sharing avvenga nel pieno rispetto della privacy, in conformità con le normative sulla protezione dei dati personali e dei dati sensibili dei clienti, a partire dal GDPR. Le prassi fondamentali da seguire sono fondamentalmente 2:

  • Informativa chiara. I clienti devono essere consapevoli dei dati che vengono raccolti e per quali scopi e poter aderire e sottrarsi alla raccolta in modo ugualmente facile e in qualunque momento.
  • Garantire la sicurezza dei dati, proteggendoli da accessi non autorizzati, da perdite o furto. Occorrerà potenziare gli investimenti in tecniche di cybersecurity, come la crittografia dei dati, l’autenticazione a due fattori e un efficace sistema di gestione degli accessi (Identity & Access management).

Quanto al GDPR, sono sempre 2 le premesse da cui partire.

  • Il Regolamento europeo impone alle società assicurative di avere una “base giuridica” per la raccolta e la condivisione dei dati personali, come il consenso del titolare dei dati, l’adempimento di un contratto o l’interesse legittimo. 
  • Sullo specifico tema della condivisione dei dati, il GDPR sottolinea che, se le compagnie assicurative intendono condividere i dati personali con terzi, devono garantire che i dati siano protetti e trattati in conformità con il GDPR stesso. Occorrerà valutare la necessità di stipulare contratti specifici con le terze parti per regolare la condivisione dei dati.

 

Innovazione per le assicurazioni anche in Italia

Sulla data-driven innovation le assicurazioni italiane sono un pochino più indietro rispetto alla media globale evidenziata da Capgemini. Secondo IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), solo il 18% delle compagnie assicurative a fine 2022 possiede capacità tecniche, culturali e pratiche in grado di supportare programmi data-driven che permettano di sfruttare al massimo i dati e di innovare tramite gli ecosistemi di open innovation e lo scambio di informazioni. 

Essere consapevoli dei vantaggi e acquisire conoscenza delle buone prassi è un buon punto di partenza per le nostre assicurazioni per abbracciare il data sharing come fattore di efficienza e innovazione.

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