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AI, Dati e PMI: perché il mercato italiano ha bisogno di un approccio evolutivo, non rivoluzionario

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Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è diventata il tema centrale di qualsiasi discussione sul futuro delle imprese.
Se fino a pochi anni fa il mondo dei dati e degli analytics veniva percepito come un ambito altamente specialistico, oggi l’AI sta cambiando completamente il modo in cui manager, imprenditori e organizzazioni guardano alla tecnologia.
Per la prima volta, infatti, le persone stanno sperimentando strumenti basati sull’intelligenza artificiale nella vita quotidiana ancora prima che all’interno delle aziende. Questo sta generando aspettative enormi anche nel management delle imprese più tradizionali, comprese quelle realtà manifatturiere e industriali che storicamente hanno investito meno nella cultura del dato. Ed è proprio qui che si gioca una delle partite più importanti per il futuro della nostra economia produttiva e manifatturiera.

Il problema non è l’AI. Il problema è come adottarla.

Oggi molte PMI e aziende mid-market si trovano in una situazione complessa.
Da una parte percepiscono chiaramente che AI e dati stanno diventando un elemento strategico. Dall’altra, però, il mercato propone spesso due estremi difficili da gestire:

  • grandi progetti di trasformazione pensati per multinazionali;
  • oppure semplici evoluzioni AI degli strumenti già esistenti, senza una vera riflessione strategica sul valore.

Da un lato abbiamo grandi aziende che stanno riallocando quote significative di budget IT — già storicamente molto rilevanti — verso programmi strutturati di AI, supportati da system integrator e centri di competenza interni dedicati. Dall’altro troviamo invece gran parte delle PMI e del mid-market italiano, realtà che storicamente hanno investito meno sul tema dati e che oggi si trovano a dover prendere decisioni importanti in un contesto ancora in rapida evoluzione tecnologica. Molte aziende si chiedono comprensibilmente se le tecnologie siano già sufficientemente mature per giustificare investimenti strutturati e di lungo periodo.
E questo rischia di creare un divario molto forte nel breve periodo.
Ma il vero rischio oggi non è l’AI. È deludere le aspettative create intorno all’AI.
Perché se le aziende verranno travolte da progetti troppo complessi, troppo costosi o troppo astratti, l’intelligenza artificiale rischierà di diventare l’ennesima occasione mancata.

Il problema della qualità del dato

C’è poi un altro tema fondamentale: la qualità dell’informazione. Molte organizzazioni stanno adottando strumenti di AI generativa mentre i dati aziendali rimangono frammentati tra ERP, CRM, Excel, documenti, email e sistemi che non comunicano tra loro. E qui bisogna essere molto chiari: l’intelligenza artificiale non risolve automaticamente problemi strutturali legati ai dati. Anzi, spesso li amplifica. L’AI può accelerare enormemente il valore di un’organizzazione, ma solo se alla base esistono dati affidabili, coerenti e ben governati.
Per questo motivo il vero tema oggi non è semplicemente “adottare AI”, ma creare un linguaggio comune dei dati, capace di rendere le informazioni realmente utilizzabili all’interno dei processi aziendali.

Dal dato tecnico al dato democratico

Storicamente la cultura degli analytics è sempre stata meno diffusa nel mondo produttivo italiano.
Anche quando esistevano dashboard evolute e sistemi di business intelligence avanzati, questi strumenti rimanevano spesso confinati a poche persone all’interno delle organizzazioni, perché richiedevano competenze tecniche specifiche o comunque una forte predisposizione a cambiare il proprio modo di lavorare e interagire con le informazioni.

Le tecnologie analytics più moderne avevano già introdotto concetti di self-service e maggiore autonomia degli utenti, ma nella pratica richiedevano ancora tempo, formazione e una certa familiarità con strumenti e logiche non sempre immediate per chi vive quotidianamente il business operativo.

L’intelligenza artificiale sta cambiando proprio questo aspetto: per la prima volta l’accesso al dato può diventare realmente naturale, conversazionale e vicino al linguaggio con cui le persone ragionano ogni giorno nel proprio lavoro. Questo significa democratizzare davvero l’informazione:

  • permettere anche a persone non tecniche di interrogare i dati;
  • comprendere fenomeni complessi;
  • prendere decisioni più velocemente;
  • integrare informazioni provenienti da sistemi industriali, macchine e documentazione tecnica con costi molto più bassi rispetto al passato.

E questo cambierà profondamente il modo in cui le aziende gestiscono operations, manutenzione, qualità, pianificazione e processi decisionali.

Serve un approccio evolutivo, non rivoluzionario

Ed è qui che secondo noi si trova il punto più importante. L’intelligenza artificiale non deve necessariamente significare rivoluzione. Soprattutto nel mondo produttivo italiano, i modelli organizzativi, le competenze e la conoscenza costruita negli anni rappresentano un patrimonio enorme. La sfida quindi non è stravolgere le aziende, ma far evolvere gradualmente processi e persone, integrando AI e dati in modo concreto, sostenibile e comprensibile. Perché quando una trasformazione viene percepita come troppo invasiva, troppo astratta o troppo costosa, il rischio è creare paura e rallentare l’adozione invece di accelerarla.

Per questo crediamo che il punto di partenza debba essere sempre l’ascolto: comprendere il contesto aziendale, i processi esistenti, la qualità dei dati e il modo in cui le persone lavorano ogni giorno. Solo dopo questa fase è possibile progettare e integrare soluzioni realmente utili, sostenibili e capaci di generare valore concreto senza creare fratture organizzative.

Ma altrettanto importante è ciò che avviene dopo l’implementazione.

L’adozione dell’AI non può fermarsi alla tecnologia: serve accompagnare le persone nel cambiamento, fornire supporto continuo e costruire autonomia nell’utilizzo dei dati e degli strumenti.

Per questo motivo crediamo che formazione e adozione debbano diventare parte integrante di qualsiasi percorso AI.

Le aziende non hanno bisogno solo di nuove piattaforme, ma anche di comprendere concretamente come utilizzare queste tecnologie all’interno dei propri processi decisionali e operativi. Per questo affianchiamo ai progetti tecnologici percorsi specifici dedicati sia al management sia agli utenti operativi, con l’obiettivo di aiutare le organizzazioni a capire non solo come funziona l’AI, ma soprattutto quali risultati reali possa generare nel proprio contesto aziendale.

Perché il vero valore dell’intelligenza artificiale emerge quando le persone riescono a integrarla naturalmente nel proprio modo di lavorare, prendendo decisioni migliori, più veloci e più consapevoli. È un approccio che fa parte della nostra storia da sempre. Negli anni abbiamo formato migliaia di persone sull’utilizzo dei dati, perché crediamo che il vero valore della tecnologia emerga solo quando le persone riescono davvero a farla propria. Le aziende hanno bisogno di vedere:

  • valore reale;
  • semplicità;
  • casi concreti;
  • ritorni misurabili;
  • costi sostenibili.

Solo così sarà possibile creare fiducia e scalare progressivamente l’adozione.

La nostra visione: tre soluzioni, un ecosistema evolutivo

Per questo crediamo che il futuro dell’AI nelle PMI e nel mid-market italiano debba essere modulare, accessibile e progressivo. Le aziende non hanno bisogno di piattaforme gigantesche da implementare tutte insieme, ma di soluzioni capaci di generare valore immediato anche partendo da un singolo dipartimento aziendale.

Crediamo inoltre che, in questa fase del mercato, sia fondamentale mantenere un approccio il più possibile agnostico rispetto alle tecnologie. L’ecosistema AI sta evolvendo molto rapidamente e le aziende devono poter adottare soluzioni flessibili, capaci di adattarsi nel tempo senza vincolare prematuramente investimenti strategici a singoli vendor o piattaforme. Oggi più che mai è importante costruire modelli evolutivi, che permettano alle organizzazioni di sperimentare, comprendere il reale valore delle soluzioni adottate e scalare progressivamente gli investimenti sulla base di risultati concreti.

È da questa visione che nasce il nostro approccio, costruito attorno a tre aree complementari, indipendenti ma progettate per integrarsi progressivamente in un unico ecosistema intelligente. La prima area riguarda l’accesso conversazionale ai dati attraverso soluzioni come Lara AI, il nostro agente intelligente progettato per rendere l’interazione con informazioni aziendali e analytics molto più naturale, semplice e immediata anche per utenti non tecnici.

La seconda area riguarda ciò che definiamo AI Data Core: un approccio dedicato all’integrazione e al governo intelligente delle informazioni, pensato per creare un linguaggio comune dei dati, integrare fonti informative eterogenee e costruire repository estendibili capaci di supportare in modo affidabile i processi AI aziendali.

La terza area riguarda invece Flow-Maker, il modo con cui identifichiamo il tema dell’automazione evolutiva dei processi attraverso strumenti visuali e low-code, capaci di aiutare le aziende a integrare rapidamente AI e automazione all’interno delle attività quotidiane. Non si tratta di prodotti chiusi, ma di soluzioni progettate per evolvere insieme alle aziende e all’ecosistema tecnologico che continuerà a trasformarsi nei prossimi anni.

Perché oggi il vero obiettivo non è introdurre tecnologia fine a sé stessa. L’obiettivo è aiutare le aziende a trasformare dati e AI in strumenti concreti per aumentare:

  • velocità decisionale;
  • efficienza operativa;
  • autonomia delle persone;
  • competitività.

Ed è proprio qui che le PMI italiane possono avere un vantaggio enorme. Perché quando riescono a combinare innovazione, velocità e conoscenza profonda del proprio business, diventano straordinariamente competitive.
La vera sfida dei prossimi anni non sarà capire se l’AI cambierà le aziende. Questo ormai è evidente. La vera sfida sarà capire come renderla accessibile, sostenibile e realmente utile per il tessuto produttivo che rappresenta il cuore dell’economia italiana.

Perché l’intelligenza artificiale non avrà successo quando sarà tecnologicamente impressionante, ma quando riuscirà concretamente ad aiutare le persone e le aziende a lavorare meglio.

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