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Acquisizione, trattamento e condivisione dei dati nei servizi pubblici

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Secondo un sondaggio svolto negli Stati Uniti da parte dell’Economist Intelligence Unit (EIU) su quasi mille attività appartenenti ad otto settori, il settore dei pubblici servizi e dell’istruzione sono due tra i settori più in difficoltà nell’ambito di acquisizione, trattamento e condivisione dei dati. Non solo: corretta gestione della privacy del dato, mancanza di dati dettagliati e ben strutturati, difficoltà nella condivisione dei dati o risultati tra dipartimenti e mancanza di figure professionali competenti in ambito tecnico tendono ad affossare questi settori, con il conseguente incremento di costi per le aziende, sia in termini di tempo che in termini di trattamento dei dati effettuato in modo non ottimale.

Dati nei servizi pubblici: disorganizzati e poco strutturati

In questi casi, spesso la problematica è legata all’adozione inconsapevole di “data silos”, ovvero una raccolta di dati disorganizzati che faticano ad essere strutturati e resi compatibili con altri sistemi che adottano formati standard. Le principali caratteristiche indesiderate che essi presentano sono, tra le tante:

  • Inconsistenza: quando si ha a che fare con una base di dato disorganizzata, può capitare che i dati in mano ad un dipartimento siano diversi da quelli di un altro. Questo comporta difficoltà in fase di analisi e anche, soprattutto, in fase decisionale.
  • Duplicazione e valori mancanti: non è raro che una base di dato disorganizzata abbia errori strutturali, come l’assenza di un valore per una specifica colonna, un valore duplicato su più righe oppure ancora un valore molto differente rispetto alla norma (cosiddetti outliers). Ciò accade spesso quando i dati non vengono correttamente inseriti, poiché mancano routine di prevenzione e controllo di inserimento erroneo.
  • Ripetizione manuale di processi automatizzabili: per esempio, quando nuovi dati devono essere integrati ai precedenti, capita che sia necessario effettuare alcune piccole operazioni manuali. Tali operazioni, però, sono molto più frequenti, lunghe e ripetitive quando si ha a che fare con data silos. Oltre ad impiegare tempo e risorse, sono operazioni in cui è molto facile commettere errori.

La causa dell’adozione di tale pratica scorretta può essere frutto di diversi fattori, dall’organizzazione aziendale alle competenze tecniche del settore IT. In particolare, l’EIU ha notato come spesso nel settore pubblico e dell’istruzione proliferino sistemi informatici legacy (che include sistemi operativi, componenti hardware, connessioni ad internet ecc.) e pochi fondi per investire nell’ammodernamento.

I leader del settore affermano che l’adozione di una mentalità e di una strategia data-driven per il settore siano fondamentali per una soddisfazione del pubblico a cui si rivolgono.

Nel questionario i responsabili delle aziende nei settori citati affermano che, entro i prossimi tre anni, una delle tre priorità sarà proprio l’innovazione dei servizi offerti, di pari passo con una digital evolution e transformation che supporti tale sviluppo.

Una delle diverse opzioni di rilancio che sono state presentate, in collaborazione con Snowflake è proprio l’adozione di una base di dato relazionale che sia scalabile e flessibile alle necessità di evoluzione del settore.

Se volete approfondire l’argomento e leggere testimonianze di alcuni casi specifici, vi invitiamo a dare un’occhiata a questa pagina.

Speriamo che questo articolo vi abbia interessato!

Per ulteriori domande su Snowflake vi invitiamo a contattarci all’indirizzo: info@theinformationlab.it

Alla prossima! ❄️

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